irgio: (Default)
irgio ([personal profile] irgio) wrote2020-02-22 06:41 pm

(no subject)

 
  • Storia scritta per il COWT10;
  • prompt: neonati;
  • 563 parole


Ha i piedini rosei e lisci, ancora del tutto privi di calli o deformati dall’uso delle scarpe; le manine piccolissime e che cercano di afferrare ogni cosa sia loro a tiro, anche se non vede ancora bene e non sa di cosa si tratti; la faccia è rose e rugosa, con le guanciotte paffute e le labbra carnosa, da cui non smette un attimo di sbrodolare e gorgogliare; gli occhi sono piccoli e un po’ troppo vicini e li tiene peressemente chiusi. Lei pensa che i suoi occhi siano castani, come i propri e quelli del marito, ma finchè suo figlio non si decide ad aprirli del tutto, la sua rimane solo una supposizione. 

È nato dopo otto ore di travaglio, in ospedale, e lei pensava di morire. Sapeva che il parto facesse male, sua madre ogni tanto le rinfacciava ancora di averla dovuta spingere fuori dalla sua vagina e di non essere mai più tornata quella di una volta, la gente dice sempre che fa male, ma lei non aveva idea di quanto potesse fare male. Non sapeva neanche potesse esistere un dolore simile o di poter resistere alla sensazione di essere spaccata in due, esposta agli occhi di tutti e completamente inerme e costretta a obbedire agli ordini di medici e infermieri. 

Suo marito ha voluto essere con lei, durante il parto. Gli ha chiesto di aspettare fuori, rassicurandolo che sarebbe andato tutto bene. Lui ha insistito. È svenuto al primo guizzo di sangue e hanno dovuto portarlo via su una barella. 


Hanno tinteggiato la stanzetta di un azzurro cenere, l’hanno riempita di peluche e giocattoli colorati e costosi di cui non avevano alcun bisogno e passato giorni interi a cercar di montare la culla e il fasciatoio - dannata Ikea!

Alla fine la camerata è un sogno, con la culla che viene irradiata dalla luce proveniente dalla ampia finestra e con giocattoli e libri di ogni genere, con una sedia a dondolo che era appartenuta a sua nonna prima che a lei e tutta una serie di piccole cianfrusaglie che avrebbe dovuto far sparire una volta che il bimbo avesse iniziato a camminare. 


Le piace essere madre, è quello che voleva. La maternità l’ha cercata, quel figlio lo hanno desiderato entrambi ed è arrivato dopo una serie di tentativi falliti. Lo hanno chiamato come il padre di lui, mancato qualche mese prima, ma tra di loro lo chiamano affettuosamente Tiki Tacos, come il fast food dove si sono incontrati da ragazzini. 

Il bambino di notte piange, sembra non voler mai dormire e le si attacca alla testa con una voracità e una forza che non pensava potessero provenire da una creaturina così piccola, da un neonato.  


Ogni tanto passa qualche notte insonne e il giorno dopo sfoggia le occhiaie nere e le borse sotto agli occhi come la migliore delle neomamme alle prese con le prime coliche. Talvolta litiga con suo marito per chi deve cambiare l’ennesimo pannolino o alzarsi nel cuore della notte per controllare che il baby monitor funzioni. Qualche volta si rende anche conto di essere un po’ esagerata, ma il Tiki Takos è l’unico figlio che ha e non riesce a reprimere quell’istinto da mamma orsa che la fa stare accelerata a mille da quando è nato, pronta a sbranare e mordere chiunque provi a toccarlo o a fargli del male - è il suo bambino.