Serena oscurità
1600 parole
Fandom: Color Rush
M3- Sereno/Oscurità.
La vita, il mondo, è sempre stata una sfumatura di grigio, tenue, scuro, quasi mero, ma sempre grigio. Non ha mai saputo cosa fossero i colori, né è riuscito mai a immaginare un mondo fatto in un modo diverso.
Il grigio è la costante della sua esistenza e l’idea di vedere i colori lo spaventa, lo terrorizza e talvolta Choi Yeon Woo si sente mancare il fiato, all’idea di diventare come quella gente, la cui foto passa la sera alla tv. Mostri, depravati, torturatori e assassini. Non vuole, non può, sua madre non lo perdonerebbe mai, sua zia non lo perdonerebbe mai, lui stesso non si perdonerebbe mai.
Trascorre una vita grigia e solitaria e arriva a diciassette anni con la pacata rassegnazione di chi vede il mondo in un unico colore, privo di una vera felicità.
Yeon è un Mono, i suoi occhi vedono i colori, ma il suo cervello non è in grado di declinarli in altre forme se non quelle del grigio. È solitario e schivo e non ha mai avuto un rapporto vero al di fuori della sua famiglia, di sua madre e poi di sua zia. Ricorda a malapena il volto di suo padre e il cerchietto di sua madre lo ossessiona quasi come se fosse magico o misterioso. Solo un altro oggetto di un indistinto grigio perlato e di un vero colore che non conoscerà mai.
Non sa cosa siano i colori, cosa sia il giallo, cosa sia il blu, cosa sia il rosso. Sono solo nomi, suoni a cui non sa dare un vero significato, una vera immagine. Non può neanche immaginarli e finge di non desiderare vederli mai nella sua vita.
Yeon ha diciassette anni, non ha amici e non ha mai provato più che un sentimento di sufficienza verso gli estranei. I compagni di classe sono volti grigi e sfocati che scompaiono di pari passo con il suo dover cambiare scuola. Essere un Mono è un problema, una piaga sociale da debellare. Lui è un mostro, un pericolo, uno di quegli squilibrati che si vedono in tv e da cui i bambini e gli adulti devono stare alla larga.
Yeon è un Mono e non ha mai fatto del male a nessuno, ma gli altri non lo sanno e provano verso di lui, una volta scoperta la sua condizione, paura e disgusto e diventa a più riprese vittima di bullismo e scherno, fino a che la rissa non scoppia – inevitabile – e lui viene punito e costretto a cambiare scuola e gli altri ricevono una pacca sulla spalla.
Yeon è schivo e ha creato attorno a sé una barriera tanto alta che nessuno può superarla, nessuno può ferirlo, nessuno può farla vacillare.
Un giorno cambia scuola e incontra Go Yon Han e la barriera si crepa.
*
Go Yon è bello e alto, con i capelli neri e due orecchini al lobo dell’orecchio sinistro; è invadente e
È quella unica creatura, in tutto il pianeta, che può fargli vedere i colori, che può fargli scoprire le sfumature vere in cui si declina il mondo e Yeon un po’ lo odia e un po’ ne ha paura.
Go è invadente e appiccicoso, una costante inopportuna che turba la pacatezza della vita di Yeon e che lo getta in un turbinio di sensazioni, di emozioni, di colori che fino a quel momento non ha neanche potuto immaginare.
La vita di Yeon è serena e tranquilla e priva di turbamenti prima di incontrarlo, fatta di giorni grigi e pigri in attesa che il tempo passi. Go Yon invece è turbinoso, è allegro e stupido; più Yeon cerca di allontanarlo, più Go lo cerca; più uno diventa freddo, più l’altro affettuoso.
La cosa peggiore sono i colori, sono vividi, accesi, terribili. Yeon ne è accecato, ammaliato e poi incredibilmente attratto. Diventa assuefatto dal giallo dei fiori, dal blu neon delle insegne dei bar, dal verde delle fronde degli alberi e più impara a riconoscerli e a dargli un nome, più sente il bisogno di avere sempre Go al suo fianco, di legarlo a sé, di imprigionarlo e impedirgli di fuggire.
Go Yon sembra essere del tutto all’oscuro dei suoi pensieri e quando Yeon glieli confessa, non dà segni di esserne turbato.
- Voglio imprigionarti – gli sussurra, sull’orlo delle lacrime e Go gli si fa solo più vicino, lo stringe e lo rassicura, perché lui non vorrebbe essere in nessun altro luogo.
*
I Probe sono legati ai Mono; esiste un solo Mono per un solo Probe e un solo Probe per un unico Mono. Sono destinati a stare insieme, quasi condannati a non avere una scelta. È così difficile che si incontrino, che alcuni di loro passano la loro intera esistenza senza mai creare quel legame speciale e Yeon si crogiolava nell’idea rassicurante che la Korea del Sud – che il mondo – fosse troppo grande per trovare il proprio Probe, che non si sarebbe mai trasformato in un mostro, che non si sarebbe mai assuefatto ai colori e alla felicità al punto di fare del male a un altro essere umano.
Go poi si è abbassato la mascherina nera, i loro occhi si sono incontrati, e Yeon ha perso anche quella ultima certezza.
La pelle di Go Yon è calda, ferma, rassicurante, mentre stanno a letto, carne nuda su altra carne nuda, osservando il soffitto azzurro di una stanza squallida di un motel a ore. Giocherellano con le dita, si toccano e si sfuggono e ogni tanto Go si porta il dorso della mano dell’altro alle labbra e lo bacia con affetto e sincerità.
La nudità non è un problema, non lo è mai stato, il corpo dell’altro è tanto familiare da poter essere il proprio e il tepore altrui è rassicurante e caldo e intimo che entrambi stanno bene anche son un lenzuolo leggero addosso e fuori la bufera.
Darsi appuntamento in quel posto è un’abitudine ormai consolidata, lo fanno un paio di volte a settimana, dopo la scuola, inventando una scusa qualsiasi con i loro amici e le loro famiglie per rimanere da soli. Non lo fanno per il sesso, non solo per quello, entrambi avvertono il desiderio pressante ed estenuante di rimanere da soli, di essere pelle su pelle, carne su carne, bocca su bocca senza essere interrotti, senza essere infastiditi da altre persone che non siano loro.
Sono amici e amanti e Yeon ha imparato a riconoscere tutti i colori dell’arcobaleno, anche se Go non sa ancora ricordare un volto che non sia quello dell’altro – non vuole imparare a riconoscere un volto che non sia quello di Yeon, ma non può dirlo.
Trascorrono ore intere a letto, giocherellando con i loro corpi, baciandosi e facendo zapping in tv per trovare i programmi più colorati ed esuberanti. Yeon si sente sereno e appagato, con Go nelle sue mani e la porta chiusa a chiave; Go gli ripete che non c’è altro posto in cui desideri essere, se non in quel letto, in quella stanza con lui.
E i colori, oh, i colori diventano più vividi e vorticosi ogni volta che si vedono e Yeon è così euforico che alle volte teme di star per perdere la ragione e che l’oscurità possa divorare all’improvviso lui, Go e la loro serenità.
Quando poi Go si addormenta – si appisola spesso, con la testa sul petto di Yeon e il respiro pesante e tranquillo di chi si sente al sicuro – i pensieri nella testa dell’altro tornano a essere molesti e cattivi, presagio di una azione terribile e fuori dal suo controllo. Le mani di Yeon fremono, tremano e inizia a contare i minuti che mancano allo scadere del fitto della stanza, al momento di andare via e separarsi e non vedere più i colori – non vedere più Go.
Inizia a vedere nella sua mente, a immaginare tutti gli scenari peggiori e più apocalittici, tutti gli addii e le sparizioni e le mancanze e non riesce a sopportare l’idea di tornare in un mondo completamente grigio. Go potrebbe lasciarlo, potrebbe abbandonarlo, potrebbe essere ingaggiato per un ruolo oltreoceano e non farsi più vivo o semplicemente essere investito mentre fa ritorno a casa. È terribile e orribile e Yeon sa che non potrebbe accettarlo, non potrebbe stare senza di lui e non solo per i colori. Non rinuncerebbe mai, mai, alla sfumatura blu dei suoi pantaloni o all’arancione di cui si colora il cielo al tramonto, ma non può neanche privarsi di Go. Non può lasciarlo andare e non solo perché sia il suo Probe e non possa fisicamente mai trovarne un altro.
Go è suo a livello viscerale, gli appartiene e nutre per lui un affetto e un desiderio che vanno oltre ai colori, oltre al sesso, oltre i loro stessi corpi.
E allora i pensieri e le paure si condensano, diventano un nodo alla gola che gli rende il respiro difficile e che lo fanno sudare e agitare. I pensieri cattivi si annidano dietro gli occhi e rendono di nuovo tutto brutto e grigio e spaventoso e gli tornano alla mente tutti i modi in cui potrebbe legarlo a sé, in cui potrebbe ferirlo per impedirgli di scappare, i luoghi in cui potrebbe rinchiuderlo per fare in modo che nessuno lo trovi mai più, che nessuno glielo porti via.
Yeon trema e si odia e sa che se lo merita, quel grigio e quello spazio vuoto e privo di colore e di felicità.
- Non vado da nessuna parte – borbotta Go e lo stringe e affonda il naso nell’incavo del collo di Yeon e lo bacia, piano e con affetto, come se non gli stesse dicendo una bugia e il solo pensiero di stare senza di lui, di essere separati, lo faccia soffrire.