Random (3)

Mar. 14th, 2019 11:46 pm
irgio: (Default)
[personal profile] irgio
  •   Scritta per la quinta settimana del COW-T9
  •  prompt: meraviglia;
  • 1088 parole 



C’è un che di strano e catartico nel modo in cui le cose nuove entrano nella sua vita e la cambiano, anche se sono piccoli dettagli, talvolta anche insignificanti. Li assorbe, li fa propri e poi passa alla novità successiva con l’interesse curioso che si pensa appartenere unicamente ai bambini.

Alice, però, di anni ne ha ventitré e l’infanzia l’ha passata già da un pezzo, ma non riesce proprio ad abbandonare quel senso di meraviglia che la pervade nell’apprendere cose nuove, scoprire un dettaglio in più, un’informazione che prima non aveva. Osserva il mondo con la genuina curiosità che i suoi coetanei hanno già iniziato a perdere, ingrigiti e sfiacchiti dalla routine che ormai hanno intrapreso.

Alice affronta ogni giorno come se fosse una scoperta, un piacere unico e talvolta, a causa di quell’espressione di meraviglia che le si presenta sul volto, sembra anche un po’ ridicola. È la ragazzina un po’ toccata, che in realtà è una giovane donna, ma non dimostra l’età che ha. Sembra una sedicenne, non le si darebbe più di diciotto anni e attira su di sé ancora gli sguardi squallidi di quegli adulti che si sentono attratti dai bambini nel modo sbagliato.

Alice ha una vita normale, monotona, a tratti anche noiosa se la si guarda con gli occhi di un osservatore inconsapevole, ma a lei piace. Va all’università, si tiene impegnata con qualche lavoretto, legge, gira per la città e guarda e studia tutto con gli occhi di chi lo vede per la prima volta – sì, anche la strada che fa ogni giorno per tornare a casa. Talvolta, quando i soldi sono abbastanza, Alice viaggia. In aereo, in treno, anche in pullman. Va in posti nuovi e li visita, lasciandosi trasportare da quella meraviglia infantile che la caratterizza e la rende un po’ toccata per chi non la conosce.

All’università studia una di quelle materie poco interessanti e piuttosto sconosciute, poco remunerative e i suoi compagni di corso sono figure grigie e con cui non riesce mai a parlare, più interessate a completare gli studi per poter vantare una laura qualsiasi che a immergersi nel piacere e nell’amore per lo studio.

Alice talvolta si siede da sola su una panchina e guarda i passanti, iniziando un gioco che faceva da bambina con le sue amichette, immaginando i loro nomi e le loro vite, lanciando a indovinare come sia andata la giornata e dove stiano andando. È stupido, ma è un ottimo modo per passare il tempo e allenarsi a individuare quei dettagli che altrimenti sarebbero passati inosservati: uno sguardo spento, una camicia mal abbottonata, gli auricolari messi al contrario o una borsa aperta. Li guarda e li imprime nella sua testa, talvolta si compiace nel riconoscere un passante visto qualche giorno prima e si diverte a riprendere la storia della sua vita dal punto in cui l’aveva lasciata.

Alice è piccino, coi capelli scuri e lisci e gli occhi di un anonimo color nocciola; non è appariscente nel modo di vestire o comportarsi e ha voce timida e flebile di chi non è abituato a parlare spesso con persone sconosciute. Le piace camminare e nel farlo scopre e osserva quello che le è intorno.

La Meraviglia sopraggiunge sempre, alla fine. È inevitabile e lei lo sa bene, la attende pigramente, e la giornata non può considerarsi conclusa finché non le si manifesta. Alice apre gli occhi più del dovuto e socchiude le labbra, mentre si appropria di una nuova informazione e questa le si imprime dietro agli occhi.

È piacevole e confortante riuscir a dare una spiegazione a tutto quello che vede e la circonda, capire i meccanismi delle cose e poter indovinare come qualcosa si evolverà. Si sente un po’ più sicura nello studiare il passo di chi la precede o nel sapere con precisione quanto tempo ci voglia prima che il semaforo scocchi nuovamente.

È stata così fin da bambina, la tipica ragazzina che non fa che chiedere perché fino a quando il concetto non le è chiaro e la cosa non le sembra filare a dovere. Durante l’infanzia ha fatto dannare i suoi genitori con quelle domande improbabili e curiose a cui loro spesso, presi in contropiede, non sapevano rispondere.

- Perché sì – non è mai stata una risposta accettabile e Alice non mancava mai di dirlo e di chiedere ancora e ancora, finché mamma o papà non si arrendevano e le snocciolavano il concetto nel modo più chiaro e dettagliato possibile. Era sfiancante e insolito, anche per il bimbo più curioso. Essere svegliati la mattina da quella vocina petulante che chiedeva e pretendeva di sapere, alla lunga, divenne fastidioso – lo sarebbe stato anche per il più paziente e amorevole dei genitori.

Spiegarle che fosse sbagliato era inutile, perché seguiva un immediato perché che portava solo ad altre spiegazioni e altre domande, in un circolo infinito. E in fin dei conti, non potevano dirle che era sbagliato voler sapere, perché così non era. Si trattava solo di dargli tregue, ma come spieghi al tuo bambino che ti sta facendo impazzire senza dirgli di smettere di parlarti? È impossibile e al tempo stesso sbagliato e provocava in mamma e papà un fastidio e una vergogna così grande che non ne parlavano neanche tra di loro.

- Rispondi a tua figlia – o – Tua figlia vuole sapere come si riproduce il cuculo – erano i migliori scambi di parole che avevano al riguardo. Poi un giorno suo padre ebbe il colpo di genio che salvò la situazione e riportò una parvenza di tranquillità alle loro giornate.

- Osserva – le disse fingendo di star per rivelarle uno di quei grandi segreti dei grandi – Osserva le cose e capiscile da sola, sei una bimba grande ormai –

Alice, con l’ingenuità propria dei bimbi, credette davvero che quello fosse un segreto dei grandi e avere un papà così buono.

La Meraviglia prese forma così e la accompagnò durante l’infanzia e l’adolescenza, compagna fedele della sua curiosità. Tuttora le fa compagnia nell’età adulta, anche se non parla più con quei genitori che la trovavano troppo vivace per starle dietro e non ha mai avuto degli amici che la capissero davvero.

Alice sta, osserva, guarda e si dà risposte da sola. La meraviglia per ogni cosa è una costante, le tiene compagnia e al tempo stesso la allontana dagli altri. Non chiede più, si limita a darsi spiegazioni da sola, chiusa in quella bolla sicura e appena un po’ asfissiante che suo padre ha costruito per lei anni addietro.





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