Legami

Feb. 29th, 2020 06:53 pm
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[personal profile] irgio
  • Storia scritta per il COWT10;
  • BNHA;
  • Prompt: gli amanti;
  • 1390 parole







Il Legame è una cosa rara, che tocca solo una piccolissima parte della popolazione mondiale. Una persona su mille, legata indissolubilmente a un’altra, senza alcuna via di scampo o di scelta.

Il Legame si manifesta in modi diversi, ogni coppia ne ha uno suo e alcuni individui passano una intera esistenza senza sospettare niente o senza capire che cosa sia quella mancanza che avvertono all’altezza del petto. Alcuni sono così abituati a quella sensazione spiacevole da non farci neanche caso, catalogandola come una peculiarità della loro persona, un qualcosa che probabilmente affligge anche gli altri e di cui nessuno vuole fare parola.

Alcuni vivono in un mondo in bianco e nero, senza sfumature di colore se non il nero che dirada pian piano nel bianco, finché non incontrano la loro anima gemella, finché questa non li tocca o non sentono il suono della sia voce; crescono credendo che quella sia la normalità o di avere qualche problema di daltonismo, poi una persona qualunque, uno sconosciuto entra nel loro raggio d’azione e il mondo si colora di tutta una serie di sfumature che non hanno neanche mai immaginato.

Altri hanno una voglia, una di quelle strane e brutte che appaiono sulla pelle quando si è nel grembo e di cui non ci si può liberare. Una forma senza senso, niente più di una macchia, fino a quando non finiscono a letto con un’altra persona e scoprono che anche lei ne ha una, di macchia, e che se messe vicino formano una parola.

Altri ancora hanno un nome scritto in piccolo, inciso sotto la pelle, come un tatuaggio o una piccola cicatrice, con il nome o le iniziali della loro anima gemella e passano tutta la vita a uscire con un certo Paul sperando che sia quello giusto o a cercare sulle app di incontri quelli le su iniziali siano AJ o VD.

Il legame è una cosa insidiosa e fastidiosa, per alcuni addirittura una disgrazia, per altri una benedizione. Non tutti reagiscono allo stesso modo.


Bakugou Katsuki non ha mia pensato di essere quell’uno su mille e non si è mai preoccupato di dover essere destinato a un’altra persona. Lui desidera essere un eroe, divenire l’Eroe numero uno della loro generazione, un fulcro e un esempio a cui guardare e da ammirare, da emulare. Non ha mai desiderato né voluto essere legato a un altro essere umano, condividere qualcosa con un’altra persona. Lui che non è nato per amare altri se non il potere e lo sforzo fisico, il cui quirk è esplosivo e distruttivo come il suo stesso animo.

Da bambino si è controllato ogni macchia sul corpo, ogni segno strano sulla pelle; ha interrogato la madre per accertarsi che entrambi vedessero gli stessi colori, sentissero gli stessi suoni, provassero gli stessi sapori. Era terrorizzato all’idea di dover diventare ridicolo e debole come uno dei personaggi delle storielle che alle femmine piaceva raccontarsi l’un l’altra durante le pause scolastiche.

Gli eroi, quelli veri, quelli importanti, quelli che diventano leggende impresse nella mente della popolazione per generazioni, non hanno anime gemelle, sono sono legati a un unico individuo e la loro fedeltà e devozione è indirizzata verso un bene superiore. Anima e corpo sono dedicate alla causa e non si concedono debolezze o distrazioni. Quello è il genere di eroe che Bakugou Katsuki aspira a diventare.



Bakugou ha la lingua tagliente e il carattere irascibile e irruento più adatto a un villan che a un eroe - non a caso l’Alleanza dei Villans lo ha rapito e ha tentato di farlo passare dalla sua parte - con la faccia perennemente incazzata e l’incapacità di parlare con i media. Chi lo conosce dubita anche solo che possa piacere a una ragazza, figuriamoci avere un’anima gemella.






*




 

Il dormitorio della classe A è sempre un po’ rumoroso, con gli studenti che fanno su e giù dalle loro stanze alle zone comuni o che entrano o escono dalla struttura per partecipare ai tirocini o a lezioni extra. Non è una zona noiosa, insomma. Nessuno di loro è mai solo, neanche se lo desidera. Anche rimanere chiusi nella propria stanza non è del tutto come essere soli, perché le pareti sono sottili e si sentono le voci dei compagni nelle stanze di fianco o qualcuno passa sui balconi, che sono comunicanti - è meglio tenere le tende tirare, insomma, se non si vuole essere visti in mutante dagli altri.

Bakugou, che non ha mai avuto fratelli o cugini piccoli, non è abituato a tutto quel casino, alla presenza costante e ingombrante di altre persone, al chiacchiericcio continuo, ai bagni sempre occupati da qualcuno o al fatto che la mattina non riesca mai a trovare una dannata tazza pulita in cui bere il suo caffè.

- Dovresti rilassarti, amico - gli dice Kirishima, tutte le mattine, con quel sorriso stupido e tutto denti appuntiti - Sembra tu voglia uccidere qualcuno - aggiunge rincarando la dose e affrettando il passo per stargli dietro.

- ‘Fanculo - è la risposta piuttosto prevedibile. Quello scambio di battute è diventato parte della loro routine e quando, per un motivo o per un altro, la mattina non si incrociano, è quasi strano non esserselo detto.

 

Gli altri hanno imparato che non è cattivo come vuole far credere - ha solo un carattere di merda - ma la mattina non devono rivolgergli la parola prima che abbia fatto colazione e bevuto il suo dannato caffè, è un tacito accordo che hanno accettato felicemente entrambe le parti. Kirishima è l’unico che sembra non aver minimamente realizzato la cosa - dopotutto il suo quirk, l’indurimento, rende inutile tutte le volte che batte il muso da qualche parte e non gli fa entrare bene i concetti nella sua zucca vuota.

- Smettila di seguirmi - brontola Bakugou, quella mattina più arrendevole del solito e per un secondo Kirishima quasi si preoccupa e alza un sopracciglio - Capelli di merda - aggiunge, rincarando la dose.

 

Kirishima sorrida, con quell’espressione stupida e irritante - Ora va meglio, mi stavi facendo preoccupare -

 

- Fanculo -




 

*



La sera, dopo cena, di solito rimangono in salotto, sprofondarti nei divenenti a chiacchierare o a commentare gli allenamenti o l’ultima terribile punizione del professor Aizawa; altre volte si assiepano tutti nella stanza di uno di loro a guardare qualche stupido film sui supereroi che non piace a nessuno - tranne a Deku. Bakugou difficilmente si unisce a loro, al massimo si lascia cadere sulla poltrona più lontana e finge di ascoltarli, annoiato. Il più delle volte se ne va in camera sua senza troppe cerimonie.

Midoriya ha smesso da tempo di avere paura di lui; sono diventati in un qualche modo rivali, anche se Bakugou non si spiega del tutto perché quel pidocchio abbia improvvisamente manifestato un quirk - uno di quelli decisamente invidiabili.

Alle volte prova a convincerlo a rimanere con loro, con quella sua voce irritante e del tutto fuori posto. Bakugou cede, con più lamentele del solito e passa tutta la sera a sbuffare o a commentare in modo decisamente colorito l’ennesimo film idiota scelto dall’altro.

- Che stronzata - si lascia scappare, per niente preoccupato di rovinare la visione agli altri - Chi diavolo farebbe una cosa del genere? Quella la chiami un’esplosione? - aggiunge di nuovo, agitando le braccia.

- Amico - interviene Kirishima - La stai prendendo un po’ troppo sul personale per essere uno a cui non piacciono questi film -

 

- ‘Fanculo -






*



Bakugou non ha mai desiderato essere legato a qualcuno, essere debole o costretto dal destino a scegliere una sola persona a cui essere fedele per il resto della sua esistenza. Si è sempre visto libero, slegato da quei legami non richiesti e soffocanti. I suoi genitori sono anime gemelle ed è cresciuto con loro, chiedendosi come fosse possibile, se non per costrizione, che due caratteri tanto agli antipodi potessero essersi scelti.

A Bakugou non piace essere legato, non gli piace l’idea di appartenere a una persona, di essere proprietà esclusiva di un solo individuo, ma, di tanto in tanto, quando è in camera di Kirishima, seduto sul suo letto a guardare l’ennesimo film spazzatura, con la testa di Midoriya poggiata mollemente su una spalla e le mani di Kirishima che tracciano ghirigori sulla sua coscia, si dice che appartenere a più persone non deve essere poi tanto male.




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