Occhi

Mar. 21st, 2020 11:57 am
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  • Storia scritta per il COWT10;
  • La canzone di Achille | Patroclo/Achille;
  • M3 | Age gape;
  • 866 parole;

 

 

Nella prima vita, quando erano ancora solo Achille e ancora solo Patroclo, quando parlavano e conoscevano un’unica lingua e il tempo era ancora un concetto lineare e semplice, in cui la morte era la meta definitiva e assoluta, si conoscevano così bene da potersi riconoscere anche a chilometri di distanza, anche al buoi, anche senza toccarsi o parlarsi o vedersi - anche senza gli occhi. 

Erano cresciuti insieme, avevano fatto il bagno insieme innumerevoli volte, dormito insieme, vissuto insieme ogni cosa. Achille avrebbe saputo indicare a occhi chiusi la posizione di ogni lentiggine di Patroclo e Patroclo non avrebbe avuto alcun problema a trovare i nei o le piccole cicatrici che solcavano la pelle chiarissima di Achille. 

I loro corpi erano conosciuti tanto bene da poter appartenere a entrambi contemporaneamente. Erano cresciuti insieme e morti a poca distanza l’uno dall’altro. Per tutto il trascorrere della loro prima vita, avevano condiviso lo stesso tempo, avevano avuto contemporaneamente le stesse esperienze, gli stessi cambiamenti fisici. In un certo senso, leggere nel corpo dell’altro la medesima mutazione era stato consolante. 

In più, essere coetanei aveva permesso a entrambi di apprezzare l’altro a pieno. 

Achille ricorda ancora come se fosse ieri il giorno a cui Patroclo è spuntato il primo pelo sul petto e di come lo abbia preso in giro per giorni, finché a lui non sono usciti peli da un’altra parte.

 

Nascere e morire ancora, vivere altre vite, altri corpi, altre esistenze non è altrettanto semplice o lineare. Reincarnarsi è strano e diverso dal vivere la loro prima esistenza. Trascorrono metà della loro vita a cercarsi, a rincorrersi, ad affettare il passo per incontrarsi a metà strada.

Achille le ricorda tutte, le loro vite; ricorda i loro volti, i loro corpi, i loro nuovi nomi, ma non è la stessa cosa. Incontrarsi a un certo punto della vita non è come crescere e morire insieme, non è come sperimentare ogni cosa.

Una vita Patroclo aveva il corpo di un uomo senza un braccio e Achille ci ha messo anni ad accettare di non essere stato parte di quell’avvenimento così importante. Un’altra volta, mentre giacevano insieme, Patroclo gli ha dovuto chiedere con riluttanza delle cicatrici che gli deturpavano la schiena e Achille ha fatto fatica a ricordarsi cosa gli fosse accaduto: era piuttosto piccolo, un bambino, ancora non sapeva neanche chi o cosa fosse. 

 

Teti ogni tanto va ancora a fargli visita, anche se il suo corpo e il suo sangue non sono più quelli di un semidio e Achille non può più seguire la madre nelle profondità dell’abisso. 

Non importa quante carni vesta e quanti volti cambi, Teti riserva a Patroclo sempre un odio feroce e violento.

- Ora ti odia perché è per te che continuiamo a cambiare carne, a cambiare tempo - gli aveva spiegato una volta Achille, carezzandogli piano i capelli rossi e lisci del nuovo contenitore di Patroclo -  È per te che non sono più il suo figlio di sangue -  

 

 

Rinascere, ritornare in un corpo diverso, ricominciare,  ricordare, è spiacevole e difficile ed è sempre una corsa contro il tempo. 

Il destino - le Moire - alla fine è benevolo il più delle volte e li fa incontrare, anche se non sempre nel modo che desiderano.

Una volta Achille era una fanciulla piuttosto brutta e Patroclo un uomo stempiato; un’altra Achille aveva di nuovo i capelli biondissimi e gli occhi chiari e Patroclo aveva di nuovo le lentiggini e i capelli ricci, ma si sono incontrati per un tempo brevissimo e poi sono caduti vittime della febbre; una volta ancora erano entrambi due donne agiate e graziose costrette a sposarsi e a giacere con altri uomini - quella è una delle vite che Achille ha detestato più di tutte.

Una volta si sono mancati, Patroclo è morto prima di Achille - di nuovo - e il Pelide si è tolto la vita, rifiutando di camminare sulla terra senza averlo al proprio fianco.

I corpi mutano, cambiano, ogni volta sono diversi, non conservano niente di quello precedente o di quello originale e Achille alle volte è turbato dal desiderio di riuscire almeno per una volta a riconoscere se stesso nel riflesso dello specchio. Gli occhi, invece, rimangono sempre gli stessi. Nascono di un colore e tornano a quello originale quando si rincontrano. 

 

L’ultima volta che si incontrano, Achille è un uomo vecchissimo, con la faccia cadente e i capelli completamente bianchi. Patroclo ha quattordici anni e i capelli biondi e le lentiggini e fa più fatica del solito a riconoscerlo.

Achille non ha mai desiderato essere vecchio, ha sempre avuto paura della vecchiaia e Patroclo non pensa di abituerà mai a vederlo in quel modo. La detesta, quella vita, più di molte altre precedenti. 

Amarsi diventa difficile e complicato e la gente attorno a loro non capisce e non vuole, nel tentativo di proteggerlo. Per un occhio esterno sono un vecchio e un ragazzino, la differenza di età è così schiacciante da non poter essere messa in dubbio. 

Achille e Patroclo, però, neanche se ne accorgono, mentre cercano di familiarizzare con quei nuovi involucri. I loro occhi sono di nuovo gli stessi,  e riflettono l’immagine di loro ai tempi della Guerra di Troia.

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