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 M3 – 596 parole

 

 

 

 

 

La pelliccia di Appa è soffice e odora di muschio e foglie e umidità – più un retrogusto pungente e unico che ha sentito solo su di lui. Viaggiare sul dorso del bisonte volante è piacevole e pigro, con l’aria che sferza loro il viso e si insinua nelle pieghe della veste e scompiglia i capelli. 

La prima volta che Toph è salita sull’animale, aveva dodici anni, e ne è rimasta terrorizzata. Il mondo ha smesso di avere forma, forza, materia, e si è sentita fragile e cieca per la prima vera volta nella sua esistenza.  Ora che è una donna adulta, quasi anziana, è un’abitudine he non le crea più alcun disturbo. 

Ha trascorso sul dorso del suo amico alcune delle avventure più incredibili, dei momenti più belli, con le persone che ha amato di più. Lo ricorda con un misto di dolore e affetto e carezza piano la testa dell’animale, in quello che vuole essere un gesto rassicurante per Appa, ma che lascia tutti un po’ vuoti e un po’ tristi. 

Alla soglia dei cinquant’anni fanno quel viaggio che non sono mai riusciti a fare da ragazzi, ma non ha niente di avventuroso o elettrizzante. È solo triste e vuoto e sono entrambi troppo vecchi e troppo stanchi per gorderlo. 

Zuko siede al suo fianco, con i vestiti che gli si gonfiano per il vento e la postura severa e regale di chi è nato per comandare una nazione, ma si è ugualmente dovuto guadagnare quel diritto. È vecchio e stanco, con la pelle cadente e i capelli ingrigiti dal tempo. Ha perso l’euforia della sua adolescenza, la grinta dell’età adulta, l’abitudine di blaterale nei momenti in cui si sente più fragile. La vecchiaia e le perdite lo hanno pian piano piegato, anche se non è ancora pronto ad ammetterlo. Lo sente nelle ossa, nella carne, nello spirito, ma non gli è concesso dirlo ad alta voce. Lui lo sa, i suoi amici lo sanno, Toph lo sa, lo ha avvertito dal modo in cui poggia i piedi a terra, nel battito affievolito del suo cuore, nel tremore impercettibile della voce nel momento in cui le ha proposto quel viaggio. 

Rimangono in silenzio per un tempo lunghissimo, cullati dal movimento di Appa e quasi i loro occhi calano e si appisolano. La vecchiaia, lo scorrere del tempo, la lontananza hanno affievolito il loro rapporto, portando via pezzi di loro e al tempo stesso anche i ricordi. 

 

Zuko, da ragazzo, ha fatto un viaggio in solitaria con ognuno dei suoi amici. Prima Aang, poi Sokka e in fine Katara. Toph ne è rimasta esclusa e contrariata e uno Zuko poco più che diciassettenne le ha promesso che un giorno anche loro avrebbero avuto la propria avventura. Il tempo poi è passato, i corpi si sono appesantiti, i doveri moltiplicati e Toph lo ha dimenticato, come inizia a dimenticare tante altre cose, anche se stessa. 

A quasi ottant’anni, Zuko, però, lo ha ricordato. Ha ricordato la parola data e l’ha mantenuta. E sono partiti, per l’ultimo viaggio della loro esistenza, con sotto di loro un bisonte volante che non è Appa – ma Toph ha dimenticato anche questo – e il tempo della vita che sta per arrivare al termine. 

 

- Mi avete mentito – gli dice la sera, con un tono un po’ accusatorio e un po’ infantile, e Zuko per un secondo la rivede ragazzina, con i vestiti impolverati e i capelli arruffati. 

- Cos- il fuoco scoppietta pigro davanti a loro e il piccolo accampamento di fortuna che hanno allestito si tinge di una luce rossa e spettrale. 

- Viaggiare con te non è così spassoso- 

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