Fedeltà

Feb. 22nd, 2020 06:54 pm
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  •  Storia scritta per il COWT10;
  • 720 parole;
  • Mitologia Norrena - Loki/Sigyn




Sigyn è la dea della Fedeltà, l’amica della vittoria, la sfortunata sposa del Dio degli Inganni, del calunniatore degli Aesir, dell’origine degli inganni, della sventura degli dei e degli uomini mortali. 

Il loro matrimonio è stato voluto da Padre Tutto, da Odino, e nessuno ha potuto contrastarlo. Il loro destino è stato intrecciato dalle Norne con maestria; li hanno scelti tra centinaia di Aesir per essere marito e moglie, per condividere una vita infausta e priva di vittoria e gioia, la cui conclusione avrebbe dovuto fare da ammonimento a uomini e dei senza distinzione alcuna.


Sigyn è graziosa e mite, col profilo elegante e il passo di chi è nata per danzare; ha i capelli biondi, del colore del grano, tipici della sua gente, e gli occhi chiari e slavati, quasi anonimi, che sembrano non si poggiano mai da nessuna parte, persi a osservare cose che nessuno vede. È una di quelle donne asgardiane che si confondono con tutte le altre, simili nei tratti, nelle acconciature, anche nel modo stesso di inclinare il capo. Una creatura quasi noiosa per la sua anonimità, una di quelle che non sembrano essere destinate a grandi cose o a comparire nei racconti da tramandare ai posteri e lei ne è sempre stata grata. Sigyn ha sempre aspirato a una vita tranquilla, lontana dai turbamenti e dai pettegolezzi di palazzo, con un bravo uomo al suo fianco e una nidiata di bambini biondissimi appesi alla sua gonna. Una vita semplice, che il suo stesso nome - Sigyn, amica della vittoria - ha presagito non le sarebbe stata concessa. 


Ha quelli che, per un mortale, sarebbero appena sedici anni quando il mondo parla e il suo sposo viene scelto. Il matrimonio combinato è la prassi, non esiste l’amore se non quello che si forma dopo il matrimonio e questo non l’ha mai turbata; ha semplicemente sperato in cuor suo che le Norne fossero benevole e scegliessero per lei un uomo che avrebbe saputo amare.

Le Norne però non sono creature benevole, né miti, né dedite ad assecondare le preghiere altrui, sono schiave di quelli che sembrano capricci e tessono e filano destini che agli altri non sono dati essere chiari o leggibili. 


Loki è conosciuto per la sua indole malvagia, per la lingua tagliente e per essere il padre di grande disgrazie; benedetto da una bellezza ultraterrena e da una criniera di insoliti capelli rossi. Ha il fascino sottile e affilato di chi non ha bisogno di far ricorso alla spada per vincere una contesa, ma che è comunque in grado di uccidere con un semplice schiocco del polso. È un guerriero e su di sui sono nate leggende di indicibile orrore, racconti che si tramandano per distogliere gli sciocchi a seguire la strada sbagliata e il sui nome è pronunciato sempre con una vena di timore, come se potesse improvvisamente sentirsi chiamato e materializzarsi.

Loki è il figlio adottivo di Odino, fratello dell’erede al trono Thor, principe cadetto di Asgard ed è divertito dal fatto che il fato abbia scelto per lui una sposa tanto anonima e priva di alcun titolo. 

Sigyn è troppo intimorita da lui anche solo per rivolgergli la parola o per incontrare il suo sguardo e Loki, per un attimo, si sente mortificato per lei. La sua punizione sarà quella di essere affiancato per l’eternità da una creatura prima di alcuna attrattiva, di avere un matrimonio privo di amore o di piacere, di essere sempre sminuito dall’essere associato a una moglie priva di particolare bellezza o intelligenza o carattere. 


All’inizio si diverte a tormentarla, a porle quesiti quasi impossibili e a obbligarla alla sua sgradita presenza. Ne vaglia l’animo, i pensieri, il modo stesso in cui si muove, il fatto che le mani le tremino appena quando le è troppo vicina e la tradiscano. Alla fine conclude che è troppo fragile anche per essere plasmata e che non gli tornerà utili per alcunché. Perde rapidamente interesse per lei, come per tutte le cose.


Quando si uniscono, sotto gli occhi di Odino e di tutta Asgard, Padre Tutto le dà un nome, un titolo, trova la sua migliore qualità e la fa diventare la sua identità. Dea della Fedeltà. Loki trova la cosa ridicola e inutile, e al tempo stesso incredibilmente divertente e ride sprezzante. Lui la fedeltà non l’ha mai conosciuta. 



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