Etiam capillus unus habet umbram suam
Mar. 20th, 2020 02:35 am- Storia scritta per il COWT10;
- Harry Potter - Reglene;
- Prompt: Etiam capillus unus habet umbram suam. - "Anche un solo capello ha la sua ombra [Ogni cosa lascia una traccia]." (Publilio Siro)
- 2000 parole;
Marlena ha un naso lunghissimo e degli occhi enormi, di un marrone anonimo e comune. I capelli sono una nuvola di ricci biondi che le oscilla intorno alla testolina e nel complesso non ha niente che la faccia spiccare o attiri l’attenzione su di lei. È una delle tante studentesse di Hogwarts, con la divisa su cui spiccano i colori accesi della Casa di Grifondoro.
È dello stesso anno di Regulus e alla cerimonia di smistamento, quando il Cappello Parlante si è posato sulle loro teste e ha segnato indelebile il loro destino, lui non ricorda neanche di averla vista. Marlene, invece, ha un vago ricordo di quel ragazzino pallido che è stato seduto sullo sgabello per un tempo lunghissimo, con il Cappello Parlante che sembrava non sapeva che pesci prendere e che alla fine ha detto Serpeverde con non troppa convinzione.
Marlene non è bella, non eccelle in nessuna materia in modo particolare e ha una voce fastidiosamente acuta. Regulus non le ha mai rivolto la parola fino al quinto anno e non si è mai dispiaciuto della cosa. Lui è un Serpeverde, è un Purosangue e non è neanche particolarmente interessato agli altri studenti. Ha ancora i tratti paffuti dell’adolescenze e non è dotato della bellezza di Sirius o del sorriso storto del fratello maggiore. Le ragazze non sembrano essere particolarmente interessate a lui se non per il suo nome - Black - e parlare con gli amici di femmine lo mette ancora in un imbarazzo squisitamente infantile.
La biblioteca di Hogwarts è immensa, una distesa di libri e scaffali polverosi in cui non addentrarsi con troppa spensieratezza. È al terzo piano del castello e Madame Pince ne è l’intransigente custode e pare che al suo occhio niente sfugga. Marlene ci va sempre da sola, le sue compagne di dormitorio di rifiutano di accompagnarla.
- Non la smetti di parlare e Madame Pince se la prende con noi - le aveva detto una delle ultime volte Dorcas, alzando le sopracciglia e alludendo a quando, un paio di mesi prima, Marlene aveva fatto arrabbiare la bibliotecaria e questa le aveva punite tutte incantando i loro quaderni e facendole rincorrere da questi per tutto il terzo piano. Marlene aveva ancora i segni dei denti del suo quaderno di pozioni che le segnavano la carne tenera di un braccio, ma aveva trovato la cosa particolarmente divertente. Meno divertente i dieci punti, a testa, sottratti a Grifondoro per punizione.
La luce filtra da dietro le pesanti tende che coprono le finestre e proteggono i libri e i pulviscoli danzano a mezz’aria, visibili solo nei fasci luminosi del sole che illumina quella giornata. Regulus è di cattivo umore, più per principio, che per una ragione in particolare. Ha una relazione da fare su una creatura magica di cui non sa neanche pronunciare il nome e per cui non nutre alcun tipo di interesse e Madama Pince gli ha indicato tutta una fila di libri che, a occhio e croce, non vengono aperti da parecchie generazioni e che hanno l’aria di essere prossimi a disintegrarsi al minimo tocco e a dare la colpa a lui della propria dipartita.
- Controlla tra quelli, Black - gli aveva detto in un bisbiglio appena udibile, dopo averlo trascinato tra degli scaffali che in cinque anni Regulus non aveva mai visto - E vedi di non fare guai come tuo fratello - aveva aggiunto poi, assottigliando gli occhi in un’imitazione poco riuscita di una minaccia.
Regulus neanche l’ha vista Marlene, né si è accorto che si è seduta al suo stesso tavolo o che ha preso a sfogliare annoiata uno dei volumi che gli ha indicato Madame Pince. Registra appena che è la Grifondoro del suo anno, quella che a lezione di Storia della Magia siede due banchi dietro di lui e che passa il tempo a mangiare o a cercar di non farsi vedere mentre dorme.
Avremo lo stesso compito pensa e archivia la cosa con meno interesse del solito. Marlene non prova neanche a rivolgergli la parola e rimangono seduti uno davanti all’alto per un tempo lunghissimo.
- Sta’ attenta - le dice però Regulus, a un certo punto, dopo che Marlene ha aperto con un po’ troppa irruenza un nuovo volume e questo ha cigolato in modo preoccupante.
- Cosa? -
Regulus solleva un sopracciglio e indurisce lo sguardo, cercando di imitare una delle occhiate truci di sua madre. Non gli è mai riuscito particolarmente bene.
Marlene lo fissa, come se non lo avesse mai visto prima di quel momento, con quegli enormi occhi marroni e Regulus pensa che siano davvero sporgenti. Non dà segni di aver capito e al Serpeverde già quella ragazzina con quei capelli che sembrano paglia non piace e farla sedere davanti a lui deve sicuramente essere stata una idea di Madame Prince, giusto per punirlo prima del tempo.
- Il libro - borbotta ancora Regulus, cercando di tenere la voce più bassa possibile, come se si aspettasse di veder comparire la bibliotecaria da un momento all’altro - È delicato - e se lo rompi se la prenderanno con me.
- Oh - le sfugge, per dare forma alla sua comprensione - Io sono molto attenta - continua, piccata e per rimarcare il concetto, sfoglia un’altra pagina del volume. Regulus non è per niente convinto.
Fuori c’è ancora il sole e la punta della piuma di Marlene sgruma contro la carta della pergamena, lasciando macchie di inchiostro e tracciando una grafia disordinata e tondeggiante di appunti e annotazioni da mettere poi insieme, quando a Regulus rimane tra le mani una delle pagine del volume che sta consultando.
In quegli occhi enormi, vede guizzare l’ombra della presa in giro - o della soddisfazione - e Marlene è lì lì per ridere.
- Non dire niente - la anticipata Regulus, e Marlene non è sicura se la stia pregando o glielo stia ordinando.
Vedersi in biblioteca è diventata lentamente un’abitudine, un appuntamento silenzioso o sottinteso a cui nessuno dei due ha mai dato un nome, ma non per questo meno piacevole. Uno dei due arriva, occupa il loro tavolo, in quell’ala della biblioteca in cui nessuno oltre loro sembra mai andare, e aspetta. Di solito è Marlene la prima ad arrivare, più perché la biblioteca è vicina al suo dormitorio, che per altro - almeno così le piace dire. Regulus arriva dopo, sempre con l’aria un po’ arrabbiata o un po’ annoiata e i capelli spettinati e con l’incredibile capacità di raccogliere tutta la polvere
- Sei finito in una ragnatela? - gli chiede un giorno Marlene, guardando con una nota di rimprovero i capelli neri di Regulus.
- Perché? - il Sempreverde assottiglia gli occhi e inizia a svuotare la borsa. Ha preso l’abitudine di portare una penna in più e più pergamene di quelle di cui normalmente avrebbe bisogno - Marlene dimentica sempre di portare qualcosa che le serve assolutamente.
- Non si risponde a una domanda con una domanda - gli fa invece il verso lei, alludendo a quando, qualche settimana prima, lui le aveva rimproverato la stessa cosa. Regulus sbuffa di cattivo umore e Marlene ride.
- Hai un ragno nei capelli - gli concede alla fine, con la voce annoiata, minimizzando la cosa. Gira un’altra pagina, annota un nome e neanche nota che Regulus sia diventato bianco come un cencio.
Ed è così che quel giorno Marlene scopre un’altra cosa su quel nuovo amico: Regulus ha paura dei ragni, ha la fobia dei ragni, non tollera tutte quelle zampe e quegli occhi e l’idea che un ragno gli zampetti addosso o anche solo vicino. Regulus ha paura dei ragni molto più di quanta ne abbia di Madame Pince e le dice toglilo così tante volte e a voce così alta che Marlene già si immagina la bibliotecaria apparire con un troll per farli divorare.
- Stavo scherzando - gli dice, con i capelli che le finiscono davanti agli occhi e le mani che cercano di bloccare Regulus. Il Sempreverde la guarda per un momento lunghissimo, come se non l’avesse sentita, ma la vedesse solo muovere la bocca. La mascella gli scatta producendo un suono strano e diventa tutto rosso.
Marlene alla fine ride e gli occhi le diventano un po’ umidi per lo sforzo di contenere la risata e Regulus si allunga sul tavolo per darle un pugno su una spalla. La Grifondoro è piuttosto delusa che non le abbia anche dato altro.
Vedersi, incontrarsi, passare un po’ di tempo insieme dove nessuno può vederli, è un’abitudine che si è man mano andata radicando dentro di loro. I loro amici non sanno che si conoscono, evitano di parlarsi in pubblico, di rivolgersi la parola a lezione, di incontrare lo sguardo l’uno dell’altra quando sono nei corridoi. I tempi nel Mondo Magico sono oscuri, pieni di pericoli e i giornali riportano ogni giorno storie terribili di scomparse o omicidi, di attacchi a Babbani o a Mazzosangue e anche a scuola si inizia a respirare l’aria tesa che preannuncia la guerra imminente.
Regulus Black è un Purosangue, appartiene a una delle famiglie magiche più antiche e oscure e nessuno mette in dubbio dove si schiererà; anche Marlene ne è sicura, pur facendo fatica a immaginare il ragazzo gentile della biblioteca indossare il mantello dei Mangiamorte e dare la caccia a qualcuno - a lei, che di Purosangue non ha niente.
Un giorno, prima delle vacanze di Natale, durante il loro settimo e ultimo anno a Hogwarts, Marlene e Regulus litigano, litigano per davvero e per un motivo così stupido che lui neanche lo ricorda.
Forse un Tassorosso, quel tipo tutto lentiggini e occhiali di cui non ha mai imparato il nome, ha chiesto a Marlene di andare a Mielandia con lui il weekend dopo, oppure gli ha restituito di nuovo la penna dopo averla mangiucchiata. Regulus davvero non lo sa. Semplicemente hanno litigato e hanno smesso di parlarsi. Non si sono scritti lettere durante le vacanze e non si sono spediti regali, hanno smesso di incontrarsi nei soliti posti e hanno preso a passare più tempo con i loro amici.
Al ritorno dalle vacanze di natale, quel litigio è un ricordo così lontano e fastidioso che Regulus neanche ci pensa più. Torna in biblioteca, al loro tavolo, alla loro ora; va in quel corridoio del secondo piano che tutti credono infestato e in cui nessuno si addentra, passeggia per la serra la domenica mattina, ma niente. Marlene non la vede neanche a lezione, neanche a mensa, neanche per sbaglio. Il tavolo dei Grifondoro è meno rumoroso e allegro dei solito e le ragazze del suo anno non parlano più di cose frivole o incantesimi romantici prima dell’inizio della lezione, per ammazzare il tempo.
Regulus cerca di non farci caso, mentre le radici della consapevolezza iniziano ad attecchire dolorosamente nel suo petto.
Marlene aveva un naso lunghissimo, gli occhi sporgenti e di un colore anonimo e i capelli biondi e perennemente disordinati; un numero spropositato di fratelli - quattro? Cinque? - e il sangue sporco. Figlia di una Babbana e di un Mago, non ha mai fatto segreto delle sue origini, ma Regulus è comunque scosso quando apprende della sua scomparsa - è morta, lo sa.
Marlene è una di quelle figura di poco rilievo, di quelle vittime necessarie per la causa, di quei nomi che vengono sbagliati quando si vanno a ricopiare per una ricerca di storia.
Marlene è insignificante, un dettaglio la cui mancanza quasi non turba il Mondo Magico e Regulus non è per niente turbato dal non vederla più in biblioteca o dietro la serra, la domenica mattina, con i capelli da letto e il sorriso assonnato. Regulus non è per niente toccato dalla sua scomparsa, si dice, se lo ripete ogni tanto, per rimarcare il concetto. Poi un giorno, mentre studia per il M.A.G.O. sfoglia un libro, uno di quelli che due anni prima avevano consultato insieme e trova un capello biondo, riccio, inconfondibile. E si sente male come se avesse davvero un ragno in testa.