Apr. 1st, 2020

Uccellino

Apr. 1st, 2020 11:32 pm
irgio: (Default)
  • Storia scritta per il COWT10;
  • 1366 parole;
  • The God of Pain’s groom;
  • M2;

 

 

 

 

 

 

“I look up to the little bird 

That glides across the sky 

He sings the clearest melody 

It makes me want to cry

It makes me want to sit right down

 and cry cry cry”

 

 

 

 

 

 

Gli esseri umani sono creature piccole, fragili, effimere. Membra che si disfano nel tempo di un battito di ciglia e che si susseguono le une alle altre senza freno.

Per tutta la sua esistenza, da che ne ha memoria, Heil ha conosciuto gli esseri umani e ne è rimasto affascinato. Non gli dei, ma i mortali hanno attirato la sua attenzione, con quella fragilità e quelle imperfezioni che li rendono attraenti e curiosi. 

Heil è il dio dell’Oltretomba, del Mondo di Sotto, della Morte, flagello dell’esistenza e terrore degli dei e di tutte le altre creature. Su di lui si tramandano leggende terribili che lo fanno sembrare un dio meschino e dell’intelligenza sottile e contorta, con corna, zoccoli e artigli con cui sgozza i suoi nemici; una creatura maligna e spaventosa, con la capacità di leggerti dentro e filare la trama dell’esistenza altrui. 

River ne è inizialmente terrorizzato e lo detesta, detesta l’idea che possa fare del male a Forrest e poi che lo abbia ingannato - perché un dio non può cambiare la naturale durata dell’esistenza umana, ma lui non lo sapeva e ha comunque fatto un patto inutile con Heil per assicurarsi che non facci del male a nessuno dei suo familiari. 

River proprio non sopporta l’idea di essere stato marchiato dal Dio dell’Oltretomba, di portare il suo marchio sul collo, a eterno ricordo - per lui e soprattutto per sul suo sposo - di essere irrimediabilmente legato a Heil. Poi, un giorno, mentre il Dio del Dolore è distratto e gli carezza senza particolare interessa una spalla, River realizza che non vuole che sia lui a toccarlo ed è una consapevolezza spaventosa. 

 

 

*

 

 

 

River ha i capelli biondissimi e gli occhi verdi, un viso che sembra essere stato benedetto dalla Dea della Bellezza e l’ostinazione e l’impudenza di tutti i Clandor. River non sa stare al proprio posto e dimentica di essere un essere umano tra gli dei e a Heil piace, piace che sia così umano e impulsivo e del tutto ignaro dei pericoli a cui va incontro, alla morte che sfiora ogni volta che apre la bocca nel mondo degli dei, il riverbero di caparbietà che gli illumina lo sguardo quando Khaol cerca di negargli qualcosa. 

Heil si rende conto di amarlo - amare davvero, come i mortali - quando River gli cinge il collo, senza alcun intento malevolo, e lo chiama amico. È piuttosto divertente che tra tutti, lui si sia innamorato di un Clador, ma avrebbe dovuto immaginarlo, dopotutto. Lily sono mille anni che lo assilla e tutte le altre spose della famiglia Clador gli stanno intorno e sono sostanzialmente le uniche amicizie che frequenta, le uniche che non hanno alcun tipo di reverenza nei suoi riguardi e Heil è talmente assuefatto da loro che innamorarsi di River è del tutto ovvio. 

- Sei patetico - 

- Una ragazzina -

- Smettila di metterti tutto quel gel, diventerai il dio della calvizie - 

- Qualcuna lo ha già detto che è patetico? -

- Andate a ‘fanculo -

 

 

 

*

 

 

 

River ha degli occhi enormi e la pelle tenera e profumata. Heil lo sbircia da sotto le palpebre degli occhi, mentre l’umano si agita al suo capezzale e sfoglia una rivista che non ha mai visto sulla cura degli dei - maledetta Lily.

- Allora, debolezza c’è, abbondante epistassi c’è, alterazioni delle normali capacità divine c’è - elenca River, leggendo ad alta voce e Heil si vergogna un po’ di più, nascosto tra le coperte, con i capelli spettinati e una manica spiegazzata addosso - Qualche altro sintomo? - chiede a bruciapelo, carezzandogli una spalla per attirare la sua attenzione.

Heil sobbalza e River si sente un po’ in colpa, pensando di averlo svegliato.

- Scusa - mormora e ha una voce così contrita che il Dio dell’Oltretomba deve sopprimere il desiderio di afferrarlo e attirarlo a sé. Lui, che non si è mai negato nessun tipo di sfrenato desiderio, si sente improvvisamente stupido  e sporco e indegno; più River si preoccupa per lui, più Heil si sente in colpa. È davvero patetico, ammette solo a se stesso.

- Niente, sto bene - mugugna e assottiglia gli occhi. Ha l’assoluta certezza che Khaol pretenderà la sua testa e una parte di sé ne è particolarmente compiaciuta.

 

 

 

*

 

 

Le mani di River sono morbide e leggere, carne profumata che gli sfiora il petto e gli carezza involontariamente i capezzoli. Heil geme piano e sente le guance andargli a fuoco. 

È patetico; Sembra proprio una ragazzina; Questo sarebbe il Dio dell’Oltretomba? Sente distintamente e annota mentalmente di infliggere terribili punizioni - per davvero questa volta - a tutte le spose Clandor.

River ha l’odore dolce e piacevole degli esseri umani giovani e il vezzo di Khaol non riesce a spezzarlo o mutarlo, è giostro una punta acidula che Heil gli riesce facilmente a perdonare, mentre il ragazzino si protende di più verso di lui e gli carezza meglio il petto, con la punta delle dita lubrificata e gli occhi appena più lucidi. Heil ne è attratto irrimediabilmente. 

- Ecco fatto - gli dice piano River ed è così vicino che Heil vede i riflessi chiari nei suoi capelli - Vedi che ti sentirai meglio subito, la nonna me lo faceva sempre quando ero bambino ed ero malato -

River è delizioso, con le guance arrossare e gli occhi enormi. Profuma di buono, di umanità, di delicatezza. Non ha esitato un momento a correre da lui, anche se è il dio della Morte ed è il marito del dio del dolore e dovrebbe detestarlo. È buono e gentile e Heil si sente meschino e ingiusto con lui, perché si sente un po’ un approfittatore a fingersi malato per tenerlo un po’ di più con sé.

- Grazie - gli dice solo e River gli fa un sorriso enorme e posa la pomata sul comodino 

Si stende con lui sul letto e le loro teste si sfiorano. Si sente vergognosamente impacciato, mentre cerca di avvicinarsi a lui il più possibile. Le loro mani si toccano appena ed Heil ha caldo e pensa che forse gli sta davvero venendo la febbre - lui non ha mai avuto la febbre.

Passa così tanto tempo, con River che se ne sta in silenzio e Lily acciambellata su un angolo del letto, che Heil pensa quasi di essersi assopito. Gli piace la sensazione di averlo nel letto con sé, di avvertire il calore piacevole di River scaldargli la pelle e sentire il suo respiro, il suo odore umano. È una intimità che fino a quel momento Heil ha solo spiato nelle menti degli altri e che non ha mai vissuto in prima persona. Gli piace molto più di quanto gli sia concesso, perché quel piccolo essere umano appartiene già a un altro dio e ha manifestato più che chiaramente di esserne felice. 

 

Heil sta quasi per prendere sonno quando River parla ancora. Ha la voce un po’ impastata e si spinge piano verso di lui.

- Vuoi del brodo di pollo? - 

 

 

 

*

 

 

Alle volte gli ricorda un uccello, uno di quelli piccoli e graziosi che gli esseri umani hanno preso il vizio di mettere in gabbia per ascoltare il canto triste. River sembra proprio un uccellino, uno di quelli particolarmente sfortunati, che mangia fiducioso dalle mani del dio sbagliato e che poi, man mano, ne paga il prezzo.

 

Quando scompare, quando l’esistenza di River Caldor svanisce, si disperde senza lasciare traccia, Heil lo sente appena chiamarlo. Solo un secondo, troppo tardi, prima di non sentire mai più niente. È come essere svuotati, come essere privati di qualcosa di prezioso e vitale, di meraviglioso e bellissimo - come uno di quegli uccellini colorati che volano per l’Oltretomba a rallegrare le anime erranti. 

È spiacevole e terribile e Heil si sente smarrito come non lo è mai stato per tutta la sua lunga esistenza. River non c’è più e non è morto, è solo andato via in un luogo che lui non conosce e non può raggiungere. 

La cosa che Heil odia di più - che gli fa odiare se stesso - è che la prima cosa che pensa è che non sentirà più il suo odore umano. 

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