Feb. 19th, 2021

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Storia scritta per la seconda settimana del COWT11;
Fandom: Avatar – La leggenda di Korra | Bolinora;
M3 – Pioggia+Sereno
703 parole






Città della Repubblica è immensa, un infinito dedalo di strade, vie e viuzze; è in continuo cambiamento, tanto che non è strano passare per una strada un giorno e trovare tutto normale e poi ripassarci quello dopo e trovare un cantiere a cielo aperto. Case, negozi, uffici, tutto è dedito alla crescita, al cambiamento, alla modernità.
Jinora aveva sedici anni la prima volta in cui Bolin le ha regalato dei fiori – un mazzolino di Non ti scordar di me, dei fiorellini piccolissimi blu e gialli, avvolti in una carta azzurra e profumata, che conserva ancora oggi tra le pagine di un vecchio libri. Nessuno le aveva mai regalato dei fiori, neanche suo padre, e le ha creato un misto di imbarazzo e felicità che difficile descrivere.
Le si erano infiammate le guance e gli occhi le si erano fatti un po’ lucidi e Bolin aveva decretato che quello era il suo giorno preferito fra tutti.

L’abitudine di regalarle fiori era rimasta e di tanto in tanto Bolin rincasava con un mazzo di fiori o una piantina e Jinora gli dava un bacio sulla guancia e li metteva in un bel vaso. Bolin li acquistava sempre nello stesso negozio, vicino alla loro casa e per anni, decenni – quasi trent’anni – casa loro ha profumato di primule e rose e gelsomini e hanno iniziato ad avere più vasi che calzini.
Un giorno, poi, semplicemente Bolin non è più tornato a casa, il negozio ha chiuso – sostituito da una caffetteria dalle luci stroboscopiche e la carta da parati fosforescente - e il loro appartamento è diventato triste e silenzioso.


*


Jinora è graziosa, col viso tondo e gli occhi enormi, la linea gentile del naso e le labbra rosee e piene. È delicata nel modo di muoversi, di parlare, addirittura di pensare e Bolin – quando si rivedono, ormai entrambi adulti – ne è turbato tanto da metterci una infinità di tempo a capirne il vero motivo.
Jinora è bella, è una donna e un giorno, semplicemente, si stringono le mani. Lei legge per lui, nel giardino del tempio dei Dominatoria dell’aria, come era solita fare da bambina, e Bolin fa una serie di domande non proprio intelligenti, solo per allontanare il più possibile il momento di separarsi.
Ikki e Meelo non sono in giro, inviati in città per accompagnare la madre a fare delle commissioni, Rohan e Tenzin sono impegnati in una serie di allenamenti intensivi e Pabu sta dando la caccia a una femmina di lemure volante particolarmente graziosa.
Sono soli, seduti sotto un albero di cui Bolin non sa il nome e sono sempre soli quando la mano piccola e affusolata di Jinora si allunga per prendere la sua e Bolin si sente avvampare.
Jinora ride e riprende a leggere, la voce resa un po’ più stridula dall’imbarazzo e il pollice di Bolin che le carezza piano il dorso della piccola mano.




*



Jinora ha sempre pensato che ci sia qualcosa di intimo nel condividere con qualcuno una giornata di pioggia. Non sa dire quale sia il motivo, forse il poter rimanere in silenzio senza mai esserlo, grazie al ticchettio dell’acqua; forse l’essere costretti in casa o l’avere una buona scusa per non alzarsi dal letto.


Fuori piove e Bolin è di pessimo umore. Odia la pioggia, odia l’inattività, detesta non poter uscire di casa o il freddo o il ritrovarsi puntualmente zuppo.
- Sei meteopatico – gli ha detto anni addietro Mako, più in un rimprovero che in una vera e propria osservazione, prima di uscire di casa e lasciarlo ancora di pessimo umore, ma a lambiccarsi su una nuova parola di cui non aveva mai sentito parlare prima di quel momento.

Bolin è di pessimo umore finché Jinora non si rigira tra le sue braccia e gli solletica il nasa con i capelli. È rimasta a dormire da lui – di nuovo – e Bolin ha l’assoluta certezza che Tenzin stia iniziando a non credere più alla storia che la figlia va da Korra e che probabilmente prima o poi si troverà un Dominatore dell’Aria assetato di sangue alla porta. Lo sa e, nonostante tutto, gli sta anche relativamente bene.
Jinora è un corpo esile, tiepido e morbido in cui perdersi e da cui farsi prosciugare, fuori piove e Bolin si sente un po’ più sereno.

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