Incontrarsi, amarsi, dirsi addio
Feb. 17th, 2021 09:19 pm- Naruto – KankuTen
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- M2 – Sonno profondo
Konoha sembra addormentata, solo un occhio ben allenato può cogliere il guizzo furtivo dei ninja sentinelle che pattugliano le strade nell’ombra, in una ronda pigra e poco emozionante.
Un ubbriaco striscia in un vicolo buio, reduce da una serata non troppo leggendaria, tirandosi dietro una bottiglia di liquore. La luce del lampione su riflette per un istante sul vetro ambrato e quello subito dopo entrambi sono spariti tra le ombre della notte.
Konoha non è il suo villaggio, non ne conosce a menadito le strade o le viuzze secondarie, talvolta fa addirittura fatica a indovinare la giusta quantità di chakra da indirizzare alla pianta dei piedi, per non rovinare al suolo, mentre salta da un tetto all’altro. Le case sono così diverse da quelle del suo villaggio, coi tetti spioventi e coperti di tegole rosse e massicce, pronte a staccarsi alla minima pressione nemica. Quando era ragazzino, ai tempi della selezione dei chunin, un paio di volte aveva staccato un laterizio da un tetto, in una versione ben poco decorosa di un ninja. Si era guadagnato un’occhiata di scherno – disprezzo – e il trucco era riuscito a nascondere a malapena il rossore delle guance.
Salta su un altro tetto, calcola le distanze in una frazione di secondo e poi si libra di nuovo in aria senza alcuna difficoltà, ripetendo tutta una serie di movimenti diventati ormai familiari e istintivi. Ripercorre senza esitazione un tragitto fatto altre volte, automaticamente, con le gambe che un po’ gli fanno male per il viaggio.
Individua la casa senza alcuna difficoltà – la prima volta, oh, la prima volta, aveva provato a entrare in quella della vicina e la donna non aveva particolarmente apprezzato.
La finestra del primo piano è socchiusa e la raggiunge con un guizzo da gatto. Entra di soppiatto, silenzioso come solo un ninja può essere. Anche al buio può individuare senza difficoltà la posizione di ogni mobile e la luce che filtra da fuori è sufficiente a intravedere il profilo di una pila di vestiti lasciati abbandonati su una sedia.
Si sta giusto complimentando con se stesso, quando sbatte col piede contro qualcosa di metallico, che tintinna appena e lo fa sobbalzare. Dall’altra parte della stanza arriva un mugugno assonnato e contrariato, di chi è ancora ingabbiato tra la veglia e il sonno e in una frazione di secondo ha considerato la sua presenza come trascurabile o innocua.
La porta è chiusa a chiave, ne è sicuro – ormai dorme sempre con la porta chiusa e la finestra lasciata semiaperta – ma controlla lo stesso, in un eccesso di zelo che quasi non gli appartiene. Dall’altra parte, in casa c’è un altro uomo che non vedrebbe proprio di buon occhio la sua presenza lì – e a lui piacerebbe tenersi attaccate tutte le sue parti.
L’occupante del letto mugugna un’altra volta, un basso sospiro che gli smuove qualcosa a metà tra lo stomaco e il petto. Sono mesi che non si vedono, che non si toccano, a malapena si sono sentiti tramite lettere, entrambi occupati con le missioni e l’allenamento.
Appartengono a villaggi diversi, lontani e le occasioni di vedersi in alcuni periodi si possono contare sulle dita di una sola mano.
È una sensazione piacevole, in ogni caso, quella che gli risveglia quel verso, avvisaglia di altre ancora migliori che ne seguiranno.
Azzera in un secondo la distanza tra lui e il letto e un groviglio di capelli e coperte lo accoglie. Ten Ten è bella, quando dorme, anche se lo fa in modo scomposto e disordinato, con le braccia che se ne vanno un po’ per i fatti loro e le gambe che cercano di coprire l’intera superficie del materasso. Quasi gli dispiace di svegliarla, mentre si china verso di lei. La prima volta che aveva provato a farla rinvenire così, di punti in bianco, lei gli aveva quasi aperto in due la gola con un kunai. Era stato davvero spaventoso e aveva una piccola cicatrice, sottilissima e nascosta dalla tenuta nera, che glielo ricordava. A posteriori, talvolta lei lo prende in giro, dicendogli che sembrava proprio un grosso gatto spaventato.
Un grosso gatto, quasi morto, spaventato. Puntualizzava lui nella sua testa.
- Pensi di rimanere lì a fissarmi ancora per molto? – lo schernisce, improvvisamente sveglia, con gli occhi scuri che lo osservano al buio – Oggi non ti taglio la testa, promesso –
*
Il letto di Ten Ten è di poco più grande del suo e dormirci insieme non è sempre facile, bisogna incastrarsi nel modo giusto, annodare le gambe e le braccia, avvilupparsi nelle coperte e schiacciarsi il più vicini possibile, per non rischiar di buttarsi giù l’un l’altra.
A nessuno dei due dispiace.
Ten Ten profuma di buono – profuma sempre di buono – con i cepelli sciolti e arruffati e gli occhi assonnati. Ha la pelle chiara e morbida e a Kankuro piace passarci le mani, carezzarla per ore, finché non diventa sensibile e arrossata e lei non inizia a contorcersi e a lamentarsi.
Conosce quel corpo, le pieghe dei seni, la curva dei fianchi, il neo rosso che le macchia il retro del collo. Lo conosce quasi come se fosse il proprio, come nessun corpo prima di allora. Ogni volta, però, trova un dettaglio nuovo, una cicatrice fresca, un muscolo più teso o un neo nuovo. C’è quasi qualcosa di maniacale nel modo in cui il suo cervello elabora e coserva quelle nuove nozioni – se lei lo sapesse, lo prederebbe in giro.
Ten Ten è bella, piacevole, col fisico minuto e allenato dagli esercizi estenuanti a cui il maestro Gai sottopone lei, se stesso e i suoi allievi.
Ten Ten hai capelli che gli si avviluppano tra le dita, quando le prede il viso tra le mani per faciarla, che gli solleticano il naso e che si mettono in mezzo nei momenti meno opportuni. A Kankuro piacciono quei capelli, gli piace perdercisi dentro, affondarci la faccia pria di dormire e svegliarsi con un ricciolo non suo che gli solletica la pelle.
Ten Ten è bella quando è sotto di lui, quando i vestiti cadono e le pelli si toccano; è bella quando socchiode le labbra, quando gli morde il collo e quando si inarca, soffocando un suono osceo.
Ten Ten è eccitante, in un modo innocente e inaspettato, con l’aspetto ancora un po’ acerbo dell’adolcescnza.
Il sesso è naturale, parte della loro routine. Sanno dove e come toccarsi e a Kankuro piace vederla fremere e gemere e cercare di tenerlo il più vicino possibile a sé, di farlo spingere di più, più forte, fino anche entrambi non diventano molli e tremuli e collassano l’uno sull’altro.
- Mi era mancato – gli dice alla fine, quando entrambi stanno per scivolare nel sonno. Kankuro registra distrattamente qualcosa agitarglisi di nuovo tra lo stomaco e la gola.
*
Le pareti della stanza sono di un colore tenue, un azzurro pastello che crea un contrasto piuttosto inusuale con la collezione di armi da taglio che fa bella mostra di sé sul muro. È una delle prime cose che Kankuro ha notato, una mattina che lei lo ha lasciato da solo nel letto per preparare a entrambi la colazione.
Rimanere a letto, anche molto dopo essersi svegliati, è inusuale. Nessuno dei due vi è abituato. Nella routine di un ninja, la mattina ha l’oro in bocca, e di norma entrambi si sveglierebbero all’alba per iniziare la propria giornata. Quando sono insieme, invece, e non ci sono missioni in vista o allenamenti speciali e specifici per entrambi, rimangono sotto le coperte ben più del necessario, godendo del reciproco calore, della pelle nuda e di un’intimità che di rado riescono a sperimentare totalmente.
Nel sonno, Ten Ten assume un’espressione serena e pigra, con le palpebre rilassate e la bocca piegata in una linea appena inarcata verso l’insù. Ha i capelli sciolti, una valanga di fili castani che ricoprono la superficie chiara del cuscino, e gli occhi si agitano sotto le palpebre.
A Kankuro piace guardarla quando dorme.
Di solito è lui quello che si sveglia per prima, un po’ perché di norma non dormono mai in una stanza – in un villaggio – a lui familiare, un po’ perché Ten Ten si agita nel sonno, un po’ perché, fin da bambino, è stato abituato a dormire poco e male. Gaara era un incubo che lo seguiva tanto di giorno quanto di notte, nei sogni – adesso è stato sostituito dal senso di colpa.
I capelli di Ten Ten sono promutati e la sua pelle morbida e tiepida a contatto sulla sua e Kankuro è ancora avvinghiato tra la veglia e il sonno, ma sente chiaramente le viscere contrarsi e qualcosa indurirsi. È sempre piuttosto sveglio la mattina.
Ten Ten mugugna nel sonno, contrae le labbra, ma non dà segni di volersi svegliare. Gli cinge il collo con un braccio e si rigira tra le braccia di Kankuro.
- Smettila di guardarmi – soffia, la voce ancora impastata dal sonno, roco e poco chiara.
Passano tutta la mattina nel letto, dormendo, baciandosi, toccandosi più del dovuto. Non fanno sesso, non ne hanno bisogno. Carezzarsi e stuzzicarsi è altrettanto piacevole.
Quando Kankuro si riveste e va via, è quasi pomeriggio inoltrato. Ten Ten ha i capelli umidi per la doccia e una maglietta troppo grande addosso. Nessuno dei due si aspetta di non rivedere più l’altro.