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 Fandom: Harry Potter

Personaggi: Regulus Black; Marlene McKinnon

Prompt: punto di non ritorno

1068 parole

Scritta per la II settimana del COWT-12, M1

 

 

 

 

 

 

A scuola ci hanno insegnato poco la punteggiatura. E ancora meno come mettere virgole e punti nella nostra vita.

(Fabrizio Caramagna)

 

 

 

 

 

 

 

Punto di non ritorno 

 

 

 

 

1 settembre 1972, Londra

 

 

Il binario 9 ¾ è ghermito di persone, bauli, gabbie e animali di tutti i tipi. L’aria è densa di risate, rimproveri e voci indistinte che si mescolano e fanno girare la testa, rese vaghe e suggestive dal fumo prodotto dalla locomotiva rossa e scintillante che di lì a poco sarebbe partita per il posto più magico dell’Inghilterra. 

Regulus è un bambino piccolo, minuscolo, quasi invisibile tra tutte quelle figure frenetiche. Il viso lungo e magro, addolcito a malapena dal rossore e dalle guance appena rotondeggianti dell’infanzia; il corpo magro, esile, basso tanto che solo la divisa della scuola toglie il dubbio a un osservatore casuale che si tratti di uno studente e non di una delle tante figure che si prestano a salutare un familiare, un figlio, un fratello. 

Regulus ha i capelli nerissimi, pettinati ordinatamente e divisi da una riga centrale. Alcune ciocche gli carezzano teneramente la punta delle orecchie e sua madre se ne lamenterebbe, se non fosse impegnata a cercar di porre rimedio al disastro che è il suo primogenito. 

Camminano tra la folla e le persone, come per magia, si spostano per lasciarli passare. Due carrelli pieni di valigie e bauli li seguono, incantati. Uno schiaccia il piede di una donna e le sue proteste si perdono nel vociare circostante

Rimanete dove posso vedervi – sibila Walburga tutta d’un tratto, lanciando a entrambi i figli una occhiata che non lascia intenderse repliche. È una figura alta e magra avvolta in una mantella nera ed elegante e con i capelli scuri stretti in una pettinatura castigata; la punta delle scarpe scintillanti si intravede a malapena tra la stoffa della sottoveste nera. 

Regulus la osserva salutare un uomo alto e dignitoso, con una stretta di mano e un saluto intellegibile, per poi passare a una donna e poi ancora a un omuncolo basso e tarchiato, che le fa un inchino quasi reverenziale e si lancia in una serie di complimenti e lusinghe che la donna non ascolta.  Per due anni Regulus l’ha vista recitare quella parte sul binario, ogni 1 settembre, ogni volta che hanno lasciato Sirius in stazione, la madre ha salutato maghi e streghe con una fredda cordialità che quasi non le riconosce, stringendo nascondendo un raccapriccio feroce per alcuni. 

Al ritorno dalla stazione, se ne è sempre lamentata. Quest’anno Regulus non parteciperà alla seconda parte della recita. Quest’anno Regulus ha undici anni ed entra a Hogwarts.

Si congedano sui gradini di una delle carrozze di testa, con i bagagli che si caricano da soli al movimento della bacchetta di Walburga e Sirius che si agita sui propri piedi, mimando sfrontatamente espressioni di disgusto e dolore fisico ridicole, pronto a raggiungere i suoi compagni di Casa. 

Regulus rinane fermo, immobile, tanto serio quanto il fratello è pronto a far andare su tutte le furie la madre fino all’ultimo istante.

- Ricorda – gli dice la donna, stringendogli le spalle e non curandosi di abbassare la voce – tu sei mio figlio, sei un Black, non portare altro disonore sulla nostra famiglia. Non mischiarti con questi Sanguesporco, figli di Babbani, traditori del loro sangue – fa una pausa e abbassa impercettibilmente la voce – Il tempo verrà, presto, non possiamo farci trovare impreparati – conclude e gli posa le labbra tra i capelli, in una grottesca imitazione di un gesto materno. 

Dalla carrozza di testa arriva un fischio assordante che segna il momento di dire addio ad amici e familiari, il momento di partire. Di andare a Hogwarts. 

Stasera io e tuo padre aspettiamo un gufo con buone notizie – gli comunica sua madre e Regulus non ha dubbi su cosa si riferisca la donna – Rendici orgogliosi – è l’ultima cosa che le sente dire. Le porte del treno si chiusono e la figura di Walburga si Smaterializza.

Sirius è sparito e Regulus si ritrova solo sul treno. 

 

 

 

1 settembre 1972, Sala Grande

 

 

Le pareti sono addobbate a festa con i colori delle quattro Case e il soffitto è trapuntato di stelle. Le candele emettono una luce gialla e calda e accogliente. Una luce di casa. L’aria profuma si succo alla zucca e arrosto e tutto sembra splendente e meraviglioso. Sembra una favola e talvolta si chiede quando si sveglierà da quel sogno troppo bello per essere vero, per ritrovarsi nella stanzetta.

Il Cappello Parlante è vecchio e consunto, l’unico elemento che non abbaglia, ma terrorizza la schiera di bambini che aspetta di essere smistata nelle rispettive Case sotto lo sguardo del resto del corpo studentesco. 

Serpeverde. Grifondoro, Tassorosso. Serpeverde. Tassorosso. Corvonero. Corvonero. 

Il Cappello Parlante impiega pochissimi istanti o minuti lunghissimi a scegliere le Case, ma ogni volta lo dice con un tono così secco e risoluto da sembrare definitivo. Un punto di non ritorno. Mette una etichetta che nessuno di loro si potrà più togliere di dosso e poi li abbandona al loro destino, lasciandoli tra le braccia dei loro compagni di Casa. 

Quando arriva il suo turno, i capelli carezzano le orecchie e il viso è più pallido del mattino. Il Cappello Parlante plana sulla sua testa e impiega minuti interminabili per prendere una decisione. Vaglia tutte le ipotesi, tutti i pro, tutti i contro e sembra non riuscire a trovare una soluzione, mentre il vociare nella Sala Grande si fa pian piano più basso e gli occhi di tutti si riversano su di loro, improvvisamente più attenti di quanto non fossero prima. 

Grifondoro è l’esito e il Cappello Parlante mette il primo punto alla sua vita. 

Il tavolo dei Grifondoro esplode in un boato e il nuovo membro li raggiunge quasi di corsa. 

- Gliel’hai fatta sudare, eh? Congratulazioni! – dice Sirius Black, gli occhi che gli scintillano per qualche scherzo appena architettato e il sorriso furbo. 

Marlene sorride timidamente e agita la testa, in una nuvola di capelli color grano. Grifondoro è una parola che fino a qualche giorno prima per lei non aveva senso e che ora la riempie di orgoglio. 

- Grazie – cinguetta – Penso di aver bisogno di una camicia pulita.

 

 

 

6 settembre 1980

 

L’aria è fredda, umida, le entra nelle ossa e le arriccia i capelli in una nuvola crespa e voluminosa che le si agita sulla testa, seguendo il vento. 

Un po’ le manca l’aria e le tremano le ginocchia, mentre l’ultimo punto viene messo alla sua storia. 

Marlene scivola via in silenzio, un modo piuttosto insolito per lei. 

 

Quel giorno Regulus smette di sorridere improvvisamente e non sa neanche spiegarsi il motivo.

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