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 M3 -1361 parole + La verità è che ti amo ancora.”

 

 

 

 

 

 

 

 

Una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette. Sette crepe che si diramano pian piano nella carne.

Poi un lieve bruciore sulle nocche della mano destra e il sangue esce a fiotti. È scarlatto, corposo e gli inonda la pelle chiara. Si infiltra tra le pieghe del palmo, le grinze delle dita, in una ragnatela disgustosa, calda, appicciocosa. 

Uno, due, tre colpi. La superficie dello specchio si incrina e poi si frantuma, cedendo alla sia ira. Lo colpisce ancora e ancora, finché il sangue non macchia ogni cosa, ma la furia non scema. Rimane sopita, avvinghiata sotto la pelle, all’altezza del petto, della gola. Sotto gli occhi, nella lingua, in un sapore che sa di sangue e lacrime e amarezza.

Vorrebbe distruggere ogni cosa, tutto quello che gli capita a tiro. È un idiota, ne è consapevole, ma la soddisfazione e il sollievo prendono il posto di ogni altra cosa. Per qualche momento brevissimo avverte nient’altro che il dolore della pelle che si frantuma e del sangue che cola. 

La pelle si lacera, sanguina, la carne si espone, nuda e disgustosa e la sensazione di essere un fallimento per un secondo scompare. A ogni colpo, la mente per un istante cede e il mondo smette di avere consistenza e sofferenza. 

Vorrebbe continuare a non esistere, a sfuggire da quegli istanti di dolore. Lo specchio, però, alla fine cede. Un colpo troppo forte fa saltare un chiodo e la carcasse dell’oggetto si frantuma definitivamente al suolo con un fragore sinistro. Spira e, se fosse possibile, giurerrebbe che il suono sia di sollievo. 

 

Ha sbagliato tutto. La sua esistenza, ancora, è un susseguirsi di errori più o meno gravi. Lui perde, perde ancora e poi sbaglia e perde di nuovo. Una creatura fragile e ridicola che si fa spazio ridicolmente nella propria esistenza, strisciando tra gli altri individui ridicoli come lui. 

Ha reso lui stesso la propria esistenza un tormento, un inferno e lei – lei, Anna – glielo ricorda ogni giorno.

Lo guarda, lo ama, e lui ha di nuovo la sensazione di essere sbagliato, piccolo e ridicolo. La patetica imitazione di un uomo, per niente in grado di fare alcun ché.

Si sta conducendo da solo vero la fine. Ci corre in contro, la abbraccia, la stuzzica e lei non fa che giudicarlo e ricordarglielo.

- Dimmi, adesso, Ale – gli dice, con gli occhi puntati su di lui e l’accusa attaccata a ogni silava – Adesso sei contento? Sei soddisfatto? – 

 

Alessandro trema, trema tutto, gli tremano le labbra, le mani, le ginocchia. Il suo essere freme e non sopporta che sia lei, tra tutti, a detestarlo. 

- A che cosa serve?! A che cosa ti serve sacrificare la tua vita per loro? Sei felice? No. Io sono felice? No. Loro sono felici? No. È questo che siamo, per colpa tua. Infelici, legati, schiavi. Non ne posso più-

 

Non sa più neanche lui a cosa serva la sua stessa esistenza e la morte, ogni giorno, è un pensiero più piacevole. 

È passato così tanto tempo da quel maledetto giorno che crede di essersi perso per strada, di aver perso la via e di non essere più in grado di ritrovarla. 

È cre4sciuto in fretta, schiacciato dagli obblighi, tormentato dal tempo, dai timpianti e da un mondo per cui non sarà mai abbastanza. Si odia, si detesta e non può fare niente. Non prima, non dopo, non adesso. Anche anna lo sa e ormai ha rinunciato. Salvarlo. 

Lei non lo sa, neanche immagina quanto si odi, quanto si detesti, quanto combatta con ogni piccola parte del suo essere, cercandi di essere meno patetico. È un uomo mancato, una causa persa. 

Avrebbe solo voluto che suo padre lo amasse, che sua madre lo vedesse, ma questo Anna non lo sa, neanche lo immagina. Nessuno lo sa. Sono tutti ciechi davanti al suo tormento. 

Quel padre e quella madre severi e alteri, quella famiglia fredda e grigia di cui ha disperatamente provato a fare parte, a cui avrebbe voluto portare gioia e orgoglio. A ogni costo. È un fallimento e lo sa, lo sanno tutti. 

Una carezza, avrebbe voluto una carezza.

Come può dunque arrendersi e lasciare che tutto gli scivoli via, che la sua vita prenda un’altra piega. Accettare di essere una delusione così cocente e ridicola? Mai potrebbe. La morte è sicuramente pià soddisfacente e meno sofferta. 

Suo padre accetterebbe il suo non esistere più, la morte sarebbe gradita, piuttosto di un figlio vivo e del tutto al di sotto dei loro standard. 

E anche se provasse a dimenticare che accadrebbe? Potrebbe davvero esistere in una forma diversa da quella che è? Potrebbe fingere di dimenticare di essere un fallito?

Se provassi a concentrarsi solo su Anna poi che farebbe? Lei ne sarebbe contenta? Potrebbe vivere con un uomo come lui al suo fianco? No.

Non sarebbe mai in grado di renderla felice. Non potrebbe rendere felice nessuno. In questa vita o in un’altra.

Anna vontinua a soffrire per lui, a struggersi, a cercarlo, ad amarlo, ma è giusto? No. Alessandro sa che non lo è, che non lo sarà mai. Paolo la ama, la rispetta, è un fulgido sole nelle loro esistenze e potrebbe renderla felice. Non come lui. Chiunque potrebbe renderla felice, tranne lui e Alessandro lo sa, Anna lo sa, Paolo lo sa. Il mondo lo sa ed è solo questione di tempo prima che lei lo accetti. 

- La verità è che ti amo ancora – gli ha detto, una mattina, durante l’ennesimo litigio e la furia lo ha preso.

- La verità è che non penso che basti – le ha risposto Alessandro e non si sono più parlati per giorni. 

 

Alza per un istante la testa e scorge il suo  riflesso sille piastrelle lucide del bagno: un framment dello specchio gli ha graffiato una guancia e un rigolo rosso gli segna la pelle del viso. 

Sbuffa. È un codardo, è un perdente. Ha paura di amarla e anche solo di dirlo ad alta voce. Patetico. 

L’amore, dire a qualcuno di amarlo, è solo una scusa per intrappolare l altero. Non conta che sia quello che prova davvero. Davvero anna porrebbe amarlo? No. E neanche lui si ama. 

Lei lo ha sempre rimproverato di non dirle niente e di chiudersi nei suoi silenzi. Ora dovrebbe, dovrebbe dire qualcosa, ma comunqur non lo fa e sa di star perdendo, di nuovo, in partenza. 

L’ultimo litigio è stato terribile,. Si sono gridati di tutto e alla fine lei se ne è andata, lo ha lasciato lì, da solo, di nuovo. Alessandro si odia per essere così debole e patetico. 

“E con me Anna, tu hai ucciso anche quell’amore che dicevi di nutrire nei miei confronti e che forse stavo cominciando a capire. Stavo iniziando ad accettare.”

L’amore di lei lo faceva sentire vivo e ogni volta che gli diceva “ti amo”, Alessandro si sentiva un po’ meno spaventato e un po’ più colorato e vivo. Sentiva di esistere e di contare, per qualche istante, per qualcuno.

Lo sa che ann ha pianto e si sente un verme ancora di più. Non ricorda cosa le ha urlato, ma è sicuro che fossero cose orribili. 

Le ultime lacrime che forse verserà per lui. Di rabbia, di rancore, addirittura di odio. Alessandro potrebbe morire in quell’istante, tagliarsi le vene, ma è patetico e non lo fa. Non ha il coraggio di mettere fine a quella agonia. 

Si sente vuoto e impotente e comuqnur troppo spaventato per privare a fare qualsiasi cosa. 

 

Si chiede chi sia per Anna Alessandro, che cosa abbia visto in lui dal primo momento e cosa veda ora, nell’ultimo. 

È patetico, come patetica è la sua assurda ostinazione a rimanere lì impalato e a non andare a cercarla. Dopotutto ha il diritto di cercarla, di riprendersela, di strapparla di nuovo alla possibilità di essere frlice? Di tornare a essere una persona degna, con un compagno degno e una vita piena?

Non crede. È un incapace della peggiore specie e per lui non c’è via di scampo e neanche se la merita. Neè la salvezza, né anna. 

 

Eppure gli basterebbe solo muovere il culo e correrle dietro, fregandosene del loro passato, delle aspettative dei suoi, di ogni cosa.

 

 

Maledetta anna. È romantica e materna e dolce. Tutto quello che lui non è. Cosa se ne fa di un uomo come lui?  Perché dovrebbe volerlo ancora?

 

 

 

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