Random (#49)
Apr. 1st, 2022 11:41 pm1089 parole.
M3 - "Sì. Anzi, no"
Strilla, strepita, si dispera. Niente è andato come doveva – neanche questra volta. Vorrebbe distruggere tutto, annientare ogni cosa, far sparire il mondo intero e se stesso; scivolare nell’oblio e lasciare che creature invisibili rosicchino quello che testa di lui, di loro. Se potesse, Marco vorrebbe avere il potere di riavvolgere il tempo e tornare al nulla cosmico, smontare l’universo mattone dopo mattine, come suo fratello faceva con lui, quando erano bambini, costruzione dopo costruzione.
Sembra un pazzo furioso con le mani aperte sulla parete della stanza, fermo, immobile, concentrato nell’immaginare la distruzione di ogni cosa. Spinge il peso contro il muro, con la testa leggermente chinata verso il pavimento e gli occhi persi nel vuoto. Marco sembra un pazzo – è un pazzo. Un folle. Un idiota.
Lo sa e la consapevolezza lo schiaccia e lo annienta, rendendo il suo essere un qualcosa di piccolo e miserabile. Indegno. Avrebbe potuto avere tutto, tutto quello che desiderava. Per una volta sembrava che stesse per vincere. Poi, come il più piccolo e misero degli insetti, ha lasciato che quella felicità gli sfuggisse dalle mani, che gli venisse portata via – che fosse lui stesso a strapparsela di dosso e a lanciarla come un sasso nel niente. Un idiota. Un pazzo. Un folle. Patetico.
Rimane inchiodaro sul posto, quasi senta respirare. Non fa un movimento, non freme un muscolo, non trema un sopracciglio. Sospeso nella consapevolezza di aver perso, di nuovo, di non valere niente, di essere niente.
A un osservatore esterno, a un paio di occhi che non lo conoscono, potrebbe addirittura apparire come una statua. Ma Marco è tutto tranne che una statua, tranne che immobile. Dentro di lui si agita ogni cosa, ogni pensiero, ogni sentimento.
Piccolo patetico idiota. Pazzo e folle ad aver davvero creduto che per una volta le cose potessero cambiare, migliorare. Pazzo, patetico e idiota, un illuso che non ha le palle di accettare la verità, la precarietà della propria situazione, la miseria del proprio essere.
Marco ha perso, di nuovo, e questo lo fa infuriare come mai è stato infuriato nella sua vita – p forse sì? È stanco di perdere, di rinunciare, di amare che non ricambia e di ricambiare che poi cambia idea. Un essere piccolo e abietto che si aggrappa all’ultimo barlume di felicità, ma anche troppo spaventato e vigliacco per poterlo trattenere.
Lui è tutto e niente e in quel momento vorrebbe solo scomparire, vedere il terreno sotto di sé aprirsi e lasciare che la terra lo risucchi e sigilli la sua vita, la sua memoria, la sua storia per sempre. La merita, la pace. Il silenzio, il nulla. Lo merita davvero, ma non ha il coraggio neanche per mettere fine alla propria stessa miseria, figurarsi al mondo intero.
Trattiene ancora il respiro e si china appena più in avanti, facendo combaciare la pelle liscia della fronte contro la carta a parati della stanza. C’è qualcosa di desolante e patetico in quella scena, con la carta da parati gialla, vecchia e fiorellini rosa e azzurri. Deludente anche quello.
Se chiude gli occhi e finge che nulla sia accaduto, di avere il potere di riavvolgere il tempo, potrebbe anche immaginare che lei sia ancora lì, che la parete fredda sia la sua fronte e che lei sia a un passo dallo stringerlo in un abbraccio. Patetico. Miserabile. Idiota.
I supi amici lo osservano, in silenzio, attendendo un cenno, un suono, un ansito. È una scena orribile da vedere, patetica, pesante. Lo è per me che sono finito in questa casda di pazzi per puro caso, non oso immaginare per Sabrina e Giulio. Non vivrei mai con uno squilibrato simile, non sembra che porte chiuse e finestre sbarrate possano trattenerlo da uno sterminio di massa.
Quasi le vedo le prime pagine del giornale di domani. Marco Martelli, giovane squilibrato. In seguito a una pena d’amore, ha massacrato i suoi due coinquilini e un tizio che non si sa perché fosse lì.
Anche no, grazie.
- Sì. Anzi, no – dico, senza un reale senso logico. Avverto la bocca impastata e il peso di tutta quella situazione sulle spalle. Posso ancora cambiare le nostre sorti e impedire che quei giornali escano!
- Andiamo in camera, lasciamogli un po’ di privacy – riprovo e questa volta la voce semrba collaborare e non appaio come un idiota. Sabrina mi si attacca al braccio e Giulio mi fissa con gli occhi un po’ vacui, ma piuttosto riconoscenti.
Sabrina è magra, alta e piacente. Una nuvola di capelli biondo cenere, con due tette enormi e un culo da paura. Piurttosto il mio tipo, se non fosse per la cotta priva di dinità che ha per Marco.
Bella mia, le vorrei dire, è inutile che canti vittoria, quello mica te lo dà.
Ma poi lo ha visto? Sembra appena scappato da un manicomio. Non mi ci avvicinerei manco se mi pagassero – e io sono piuttosto povero in questo momento. Insomma, però, no. Suvvia, sembra davvero che sia fuori dal mondo e a me piace avere ancora tutti gli arti e la testa attaccata al collo.
Sabrina è priprio una idiota, una stupida… sono capitato proprio in una gabbia di matti senza speranza. Giulio sembra l’unico normale, magari un po’ lento, ma nella media. Anche se non ci giurerei, per vivere con questi due idioti.
Devo uscire di qui! Neanche più ricordo come ci sono finito in questo manicomio. Preferisco andare a dormire sotto un ponte, che approfittare una notte di più del loro divano. Insomma, il divano è in soggiorno e il soggiorno non ha porte. Vorrei arrivare a domani ancora vivo!
*
Sedendomi a terra con le gambe incrociate inizio a frugare nella tasca sinistra dei miei pantaloni e tiro fuori alcune banconote che poi poggio (senza neanche troppo garbo) sul pavimento, esclamando – Che ne dite, vi va una scommessina? Una piccina, giusto per ammazzare il tempo. Insomma, avete capito… -
Sabrina mi fissa, seduta sul proprio letto. I capelli viondi le cadono scomposti sul vuso e sulle spalle e ha gli occhi di una folle. Mi guarda come se fossi io il pazzo… andiamo bene!
- Esattamente, ciccio bello, su cosa vorresti scommettere? – chiede, fingendosi improvvisamente sciocca, opiù di quanto non sia realmente.
- Su come andrà a finire. Secondo voi Marco stanotte ci ammazza? –
- Sì – bisbiglia giulio, con gli occhi spalancati su di me – Anzi, no- si affretta subito dopo.
Neanche lui è decisamente tanto normale. Fantastico!
Io mi chiedo, che cods ho fatto di male in questa vita o in una precedente? Perché davvero non me lo spiego perché debba crepare male e finire in un trafiletto patetico su un giornale scandalistico.