Mar. 30th, 2021

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 Storia scritta per l’ultima settimana del COWT11;

M4 – “Ti porterò in paradiso”

550 parole

 

 

 

 

 

 

Schiavo, figlio di schiavi; non ha mai conosciuto la libertà e non ha neanche mai osato anelare a essa, terrorizzato all’idea della punizione che l’avrebbe immediatamente colto. Non ha, nella sua mente, un ricordo felice, un attimo di fuga, di libertà. Nato e cresciuto tra le mura che lo hanno visto schiavo e servo prima di un padrone e poi di un altro; non ha mai conosciuto suo padre, non ha neanche mai sentito parlare di lui. 

È stato cresciuto come un agnello, una perla da tenere da parte per poi depredarla con ancora maggiore ferocia, per godere fino all’ultimo del terrore e della sorpresa, della paura e della incredulità.

 

Ricorda in modo vago gli sguardi di pietà e le occhiate di afflizione che gli venivano rivolti, nei primi anni della sua vita, dagli altri schiavi. Era ancora troppo giovane e ingenuo per chiedersi per quale motivo a lui spettasse un trattamento differente da quello degli altri. Piccola carne da macello, viziato e trattato quasi come un romano, dai capelli del colore del grano maturo e la pelle chiara e priva di cicatrici e libera dai calli che, invece, già segnavano la pelle degli altri infanti schiavi.

La sua era una esistenza vissuta all’ombra degli alberi del giardino o avvinghiato alle vesti del suo padrone o ancora seduto sulla sue ginocchia quando, la sera, gli insegnava a leggere o si limitava a carezzargli i capelli e a ordinargli di rimanere piccolo e grazioso il più a lungo possibile.

Poi, una volta diventato fanciullo, quando i peli non erano ancora usciti e le carni erano in quel momento di confusione e dubbio, in cui il corpo non ancora del tutto chiare sul come cambiare dalla forma di infante a quelle di uomo, aveva realmente compreso quale fosse il suo destino. Una notte il padrone lo aveva chiama nelle sue stanze e lo aveva preso. 

Gli erano state fatte cose indicibili da quel giorno. Era nato per essere il servo sessuale del suo padrone, per servirlo e soddisfarlo in ogni sua perversione, per accontentarlo e svuotare i suoi lombi. Il sesso è dolore, è umiliazione, è spiacevole e indesiderato e lui ne apprende i segreti e le tecniche quando è ancora troppo giovane. 

 

Improvvisamente gli occhi, gli sguardi di compassione, degli altri servi gli divengono chiari e aspetta di morire.

 

 

 

 

71 a. C. 

Capua

 

 

C’è qualcosa di febbrile e folle nel modo in cui vede il mondo prendere fuoco, le mura che lo hanno tenuto prigioniero cadere, i suoi carnefici cadere e morire. C’è qualcosa di profondamente giusto in quello scenario e il cuore diventa meno pesante, meno doloroso, meno cupo. 

Smette di attendere la morte come un’amica di vecchia data e inizia di nuovo a camminare sulla terra come se lui le appartenesse. 

 

Il sesso arriva dopo giorni, mesi, dalla sua liberazione e per la prima volta nella sua esistenza prova davvero il piacere, scopre cosa è fare l’amore con un’altra persona, con qualcuno che vuole e che desidera. Si sente, improvvisamente, beato, come toccato da un dio.

L’altro farfugli al suo orecchio, in una lingua che non conosce – non sa neanche se sia davvero una lingua – ma tra i suoni legge la promessa di un piacere indicile, della cura, dell’affetto. Per la prima volta si sente felice. 

 

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